I Murazzi

Già nel 1744, nel Dogato di Pietro Grimani, veniva posta la prima pietra dei cosiddetti Murazzi ad opera dell’architetto Bernardino Zendrini. I “Murazzi”, verticali verso la laguna e gradonati verso il mare, vennero costruiti con blocchi di pietra d’Istria (molto resistente alla corrosione del mare), lavorati in forma gros­solana e cementati con malta idraulica di pozzolana su di un basamento di strati compatti di ciottoli in gabbie su palafitte. I lavori durarono dal 1751 al 1782. L’imponente opera costò a Venezia una bella somma di denaro e aveva uno sviluppo di circa venti chilometri e mezzo. L’opera aveva uno spes­sore di quasi quattordici metri ed una altezza di quattro metri e mezzo; è disposta su ses­santa scaglioni inclinati verso il mare che via via assumono la denominazione di sperone murato, sperone sopravento, sperone sottovento, murazzo nuovo, murazzo vecchio, murazzo delle batterie, murazzo del prigioniero e murazzo di Ca’Roman. Alla base degli speroni vi è una scogliera di enormi pietre, sassi e blocchi di cemento che frenano l’infrangersi delle onde marine.

Dal lato della Laguna l’opera si innalza a muraglia, quasi verticale, sulla quale sono incas­sonati alcuni fregi a perenne ricordo da parte della Repubblica Veneta con l’iscrizione:

UT SACRA AESTUARIA URBIS ET LIBERTATIS SEDES PERPETUUM CONSERVENTUR COLOSSEAS MOLES EX SOLIIDO MARMORE CONTRA MARE PUSUERE CURATORES AQUARUM AN.SAL.MDCCLI AB URBE CON MCCCXXX

I muraglioni dell’Estuario pos­sono perciò considerarsi l’ultima opera lasciataci dalla gloriosa Repubblica di San Marco. Ancora oggi la laguna, Venezia e le isole, vengono validamente protette dagli assalti del mare in tempo di burrasca. Purtroppo dopo la loro costruzione i murazzi subirono delle rotture a causa delle forti mareggiate: una nel 1825 e la più recente il 4 novembre del 1966. fu proprio durante quest’ultima che i “colos­sali moli di solido marmo, posti dai curatori delle acque per serbare contro il mare in perpetuo i sacri estuari della Città” subirono ingenti danni che vennero tosto riparati dal Genio Civile Marittimo. Guai se la difesa dei litorali venisse a mancare; Venezia si troverebbe in mare aperto, a cinque chilometri dalla terraferma.